Reddito minimo per cittadinanza italiana: tutto quello che c’è da sapere

Punti chiave
In sintesi
- Requisito di reddito minimo — per la cittadinanza per residenza serve un reddito di almeno €8.263,31 per il singolo richiedente e €11.362,05 con il coniuge a carico, più €516,46 per ogni figlio a carico. Per la cittadinanza per matrimonio il reddito non è richiesto.
- Verifica triennale del reddito — il reddito deve essere dimostrato per i tre anni antecedenti la domanda; prima di un eventuale diniego l’amministrazione può chiedere di attualizzarlo.
- Mantenimento fino alla fine — il requisito di reddito non è richiesto solo al momento della domanda, ma deve permanere fino alla conclusione del procedimento.
- Calcolo del reddito familiare — si possono sommare i redditi dei familiari conviventi iscritti nello stesso stato di famiglia (circolare K.60.1 del 5 gennaio 2007).
- Redditi validi — contano i redditi leciti e regolarmente dichiarati in Italia (CU, 730, Modello Redditi), che nella domanda si autocertificano.
Aggiornamento 2026: Le soglie di reddito minimo rimangono invariate: €8.263,31 (singolo), €11.362,05 (con coniuge a carico), €516,46 (per figlio a carico). Sono importi fissi, non collegati all’assegno sociale e non rivalutati ogni anno: derivano dai parametri dell’art. 3 del D.L. 382/1989 (conv. L. 8/1990) e sono la conversione in euro di soglie espresse in lire. La riforma della cittadinanza del 2025 non ha modificato il requisito.
Per poter richiedere ed ottenere la cittadinanza italiana per residenza, ai sensi dell’art. 9 della Legge 5 febbraio del 1992 n. 91, è fondamentale avere un reddito personale o familiare minimo.
Più precisamente, il reddito in questione, negli ultimi tre anni, deve essere pari ad almeno euro 8.263,31 per il solo richiedente.
Viceversa, è necessario un reddito maggiore, ovvero di euro 11.362,05 per il richiedente con coniuge a carico, a cui devono aggiungersi 516,46 euro per ogni figlio a carico.
Il motivo di questo requisito è evidente: l’amministrazione vuole verificare che chi diventa cittadino italiano abbia fonti di reddito sufficienti per mantenersi e adempiere ai propri doveri di solidarietà economica e sociale.
- Indice articolo
- Da dove nasce il requisito: art. 9 della Legge n. 91 del 1992
- Il reddito minimo familiare
- Come si dichiara il reddito nella domanda di cittadinanza
- Quando e come viene controllato il reddito durante il procedimento
- Cosa succede se il reddito minimo è insufficiente?
- Cosa NON conta come reddito
- Link esterni di approfondimento
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Da dove nasce il requisito: art. 9 della Legge n. 91 del 1992
L’art. 9 della legge 5 febbraio 1992 n. 91 prevede che la cittadinanza per residenza “può essere concessa”: la legge non indica una soglia di reddito, ma l’amministrazione, nel valutare la domanda, verifica che il richiedente disponga di adeguati mezzi di sostentamento e abbia adempiuto regolarmente agli obblighi fiscali. Per farlo applica i parametri dell’art. 3 del D.L. 382/1989, richiamati dalla circolare del Ministero dell’Interno K.60.1 del 5 gennaio 2007.
Non basta attestare il reddito in un solo anno: si verifica il possesso della soglia per i tre anni precedenti la domanda, con possibilità di attualizzazione in corso di procedimento.
Inoltre, un aspetto cruciale spesso trascurato: il requisito di reddito deve essere mantenuto fino alla conclusione del procedimento. Una perdita del lavoro o una significativa riduzione del reddito durante l’istruttoria può compromettere l’esito positivo della domanda.
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Il reddito minimo familiare

Come sopra anticipato, se il richiedente fa parte di un nucleo familiare il reddito minimo da dimostrare per poter richiedere ed ottenere la cittadinanza è più alto.
I parametri applicati prevedono infatti un aumento da 8.263,31 euro a 11.362,05 euro in presenza del coniuge a carico, a cui si aggiungono altri 516,46 euro per ogni figlio a carico.
È ovvio il motivo dell’aumento del reddito minimo in questi casi: il futuro cittadino italiano, infatti, è tenuto a dimostrare allo Stato di essere capace di far fronte a tutte le necessità economiche della propria famiglia, sia se composta solamente da marito e moglie, sia se composta anche da prole.
Tra l’altro, l’aumento del reddito minimo da dimostrare non deve essere inteso come una sorta di svantaggio in più.
Infatti, se il richiedente è solo dovrà dimostrare di avere un reddito personale non inferiore a quello sopra citato, viceversa, se il richiedente è membro di un nucleo familiare, il reddito minimo si considererà in capo al nucleo familiare stesso.
Il che significa che, in caso di nucleo familiare, nel calcolo del reddito minimo verranno ricompresi anche i guadagni dell’altro coniuge e dei figli conviventi che contribuiscono al mantenimento.
Di conseguenza, in astratto, anche se il richiedente dovesse essere disoccupato potrebbe ottenere la cittadinanza italiana ove il proprio coniuge, magari insieme ai figli, generino un reddito non inferiore a quello sopra richiamato.
A questo punto però potrebbe essere lecito chiedersi chi debba essere considerato come membro del nucleo familiare, in modo da poter calcolare quanto debba essere il reddito minimo richiesto e quale soggetto concorra a formarlo.
A tale quesito fornisce una risposta la circolare K.60.1 del 05/01/2007 del Ministero dell’Interno, la quale considera membri del nucleo familiare coloro che risultano iscritti nello stato di famiglia. Il reddito del convivente di fatto può essere considerato solo se è stato sottoscritto un contratto di convivenza, allegato alla domanda.
Esempio pratico: Una coppia composta da Marco (reddito €5.000) e Anna (reddito €6.500) può presentare domanda di cittadinanza? SÌ, perché la somma (€11.500) supera la soglia di €11.362,05 per chi ha coniuge. Se avessero anche un figlio a carico, avrebbero bisogno di almeno €11.878,51 (€11.362,05 + €516,46).
Per avere maggiore chiarezza ecco una tabella riassuntiva delle varie ipotesi che si possono verificare in concreto.
| Configurazione | Soglia annua (reddito imponibile) |
| Solo il richiedente | € 8.263,31 |
| Richiedente + coniuge a carico | € 11.362,05 |
| Per ogni figlio a carico | + € 516,46 |
| Esempio: richiedente + coniuge + 1 figlio | € 11.878,51 |
| Esempio: richiedente + coniuge + 2 figli | € 12.394,97 |
Nota: gli importi sono la conversione in euro di 16 milioni, 22 milioni e 1 milione di lire. Alcune Prefetture espongono in tabella l’arrotondamento a € 516,00 per figlio. In ogni caso fa fede il reddito imponibile regolarmente dichiarato in Italia. Gli importi sono fissi e non vengono rivalutati ogni anno.
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Come si dichiara il reddito nella domanda di cittadinanza
Nella domanda online sul Portale ALI il richiedente autocertifica i redditi degli ultimi tre anni, risultanti dai modelli fiscali CU, 730 o Modello Redditi (ex UNICO): non occorre allegare i modelli, ma è bene tenerli pronti perché la Prefettura può chiederli. Se si fanno valere i redditi dei familiari conviventi, vanno indicati anche i loro redditi e la composizione dello stato di famiglia. Tutti i documenti da allegare sono nella guida ai documenti per la cittadinanza italiana.
Poiché occorre dimostrare allo Stato quali sono le proprie fonti di sostentamento, è fondamentale che il reddito provenga solo ed esclusivamente da fonti che siano lecite e che sia regolarmente dichiarato al fisco italiano.
Tipi di reddito validi (se imponibili e dichiarati):
- Redditi da lavoro dipendente (CU)
- Redditi da lavoro autonomo e d’impresa (Modello Redditi)
- Pensioni soggette a IRPEF
- Redditi da fabbricati, per esempio canoni di locazione dichiarati
- Redditi da capitale dichiarati (interessi, dividendi)
- Redditi di colf, badanti e collaboratori domestici, se regolarmente dichiarati
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Quando e come viene controllato il reddito durante il procedimento
Il reddito non viene verificato una sola volta al momento della presentazione della domanda. Durante il procedimento amministrativo di concessione della cittadinanza (soprattutto nella fase di raccolta degli elementi e degli accertamenti), la Prefettura e il Ministero dell’Interno verificano i dati dichiarati anche attraverso le banche dati fiscali, controllando:
- La coerenza tra il reddito dichiarato nella domanda e i dati fiscali
- Il raggiungimento della soglia nei tre anni precedenti
- L’assenza di omissioni dichiarative o irregolarità fiscali
- La permanenza del reddito fino alla conclusione del procedimento
Per questo motivo, se durante la pratica il richiedente subisce una perdita del lavoro o una riduzione consistente del reddito, è opportuno valutare subito con un avvocato come documentare la situazione, per esempio con i redditi dei familiari conviventi o con un nuovo impiego.
Importante: Una variazione negativa del reddito tra la presentazione della domanda e la conclusione del procedimento può costituire motivo di rigetto. Se perdi il lavoro durante la pratica, verifica se puoi far valere il reddito dei familiari conviventi e preparati a documentare la nuova situazione in caso di richiesta della Prefettura.
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Cosa succede se il reddito minimo è insufficiente?
Giunti a questo punto occorre capire cosa accade se il reddito, nel corso del procedimento, dovesse risultare insufficiente.
Secondo la circolare K.60.1 del 5 gennaio 2007, se tra la presentazione della domanda e la conclusione del procedimento è trascorso un considerevole lasso di tempo, prima dell’eventuale diniego della cittadinanza italiana l’amministrazione può procedere a una attualizzazione dei redditi, dando modo al richiedente di indicare eventuali miglioramenti della propria posizione economica. Nella pratica questo avviene spesso con il preavviso di rigetto previsto dall’art. 10-bis L. 241/1990, a cui si può rispondere entro 10 giorni.
Questa attualizzazione consente al richiedente di integrare il reddito inizialmente dichiarato con dati più recenti, permettendo talvolta di raggiungere la soglia richiesta senza perdere la pratica. La giurisprudenza amministrativa ha ritenuto illegittimi alcuni dinieghi adottati senza consentire questa verifica.
Inoltre, occorre precisare che ove si richiede la cittadinanza per matrimonio, non è necessario dimostrare di essere in possesso di un reddito minimo: vedi la guida alla cittadinanza italiana per matrimonio.
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Cosa NON conta come reddito
È importante sapere che non tutti i redditi sono considerati validi ai fini della domanda di cittadinanza. Non sono computabili:
- Redditi in nero (non dichiarati al fisco) – anche se stabilmente percepiti
- Sussidi assistenziali non imponibili, come l’assegno di inclusione (che ha sostituito il reddito di cittadinanza)
- Assegno unico per i figli e altri bonus per la famiglia, che non sono reddito imponibile
- Redditi da fonte estera non regolarmente dichiarati in Italia
- Guadagni da attività illecite (naturalmente)
- Prestiti e mutui ricevuti da familiari o banche
Il reddito deve provenire da fonti lecite, stabili e regolarmente dichiarate agli enti fiscali italiani.
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Link esterni di approfondimento
- L. 5 febbraio 1992, n. 91 – art. 9 (Normattiva)
- Circolare Min. Interno K.60.1 (05/01/2007) – Nucleo familiare e reddito (testo su Melting Pot)
- Prefettura di Reggio Emilia – Domande frequenti sulla cittadinanza
- Ministero dell’Interno – Portale ALI (invio domanda)
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