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Diniego cittadinanza ricorso

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Pubblicato il 31 Agosto 2021 · Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2026 · Fabrizio Mendola

Diniego della cittadinanza 2026: preavviso, ricorso al TAR o al Tribunale, costi, procedure

Ricorso contro il diniego alla domanda di cittadinanza

Punti chiave

In sintesi

  • Cos’è il diniego di cittadinanza — Rifiuto formale della richiesta, comunicato dopo istruttoria negativa. Lo precede il “preavviso di rigetto” (art. 10-bis L. 241/1990), a cui si può rispondere con osservazioni e documenti entro 10 giorni.
  • Cause comuni diniego — Residenza non continuativa, precedenti penali o motivi di sicurezza, reddito insufficiente, mancanza B1 italiano, documentazione incompleta, valutazione negativa dell’integrazione.
  • Cittadinanza per residenza: TAR Lazio — ricorso entro 60 giorni dalla notifica del diniego, oppure ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni. Le due vie sono alternative.
  • Cittadinanza per matrimonio: di regola Tribunale ordinario — il coniuge ha un diritto soggettivo; va al giudice amministrativo solo il diniego per motivi di sicurezza della Repubblica.
  • Costi 2026 — Contributo unificato di €650 per il ricorso al TAR e per il ricorso straordinario, oltre al compenso dell’avvocato, da concordare con preventivo scritto. Possibile il patrocinio a spese dello Stato per chi ha redditi bassi.

Aggiornamento 2026: Il procedimento di cittadinanza deve concludersi entro 24 mesi, prorogabili fino a 36 (art. 9-ter L. 91/1992). Per la cittadinanza per matrimonio non esiste più il silenzio-assenso: la regola dei 2 anni dopo i quali il rigetto era precluso è stata abrogata nel 2018. Il contributo unificato per il ricorso al TAR e per il ricorso straordinario resta di €650. La riforma della cittadinanza del 2025 (D.L. 36/2025) non ha modificato le regole sui ricorsi contro il diniego.

Il diniego della cittadinanza italiana non è una porta chiusa definitivamente. Questo articolo spiega come riconoscere preavviso di rigetto, quali sono le cause del diniego, come fare ricorso, i costi, le procedure, e le alternative disponibili nel 2026. Per il quadro generale dei requisiti leggi la guida alla cittadinanza italiana per stranieri.

 

 

  • Indice articolo
  • Preavviso di diniego: cosa è e cosa fare in 10 giorni
  • Checklist cause comuni diniego e motivi contestati
  • Tabella comparativa: Ricorso TAR vs Ricorso Straordinario
  • Ricorso al TAR o al Tribunale: procedure, termini, competenza
  • Misure cautelari contro il diniego: quando servono
  • Accesso agli atti del procedimento: come fare
  • Tabella costi ricorso al TAR 2026
  • Vie successive dopo sentenza TAR: appello e Cassazione
  • Diniego formale vs pratica ferma (silenzio): rimedi diversi
  • Link esterni di approfondimento
  • Vuoi una consulenza legale?

 

Preavviso di diniego: cosa è e cosa fare in 10 giorni

Quando si consulta lo stato della propria pratica e si legge “preavviso di diniego”, significa che l’amministrazione ha intenzione di negare la cittadinanza italiana. Formalmente, si chiama “comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza”, prevista dall’art. 10-bis L. 241/1990.

Questo preavviso rappresenta una opportunità cruciale. La legge prevede che il richiedente possa presentare osservazioni scritte, eventualmente corredate da documenti, entro 10 giorni dal ricevimento della comunicazione. Il preavviso sospende i termini del procedimento, che riprendono dopo la risposta o dopo la scadenza dei 10 giorni. Se il diniego viene poi annullato dal giudice, l’amministrazione non può giustificare un nuovo diniego con motivi che già emergevano dall’istruttoria e che non aveva indicato.

Azioni consigliate entro i 10 giorni:

  • Chiedere l’accesso agli atti del procedimento (per vedere i documenti su cui si basa il preavviso)
  • Integrare documentazione mancante (ad es. dichiarazioni dei redditi, certificato storico di residenza, certificato di lingua) per colmare le criticità
  • Depositare osservazioni sintetiche (documento scritto che controbatte i motivi indicati, con allegati numerati e organizzati)
  • Consultare un avvocato specializzato per evitare errori formali e strategie inefficaci

Attenzione ai termini: I 10 giorni decorrono dal ricevimento della comunicazione (PEC, portale, notifica). Se non presenti osservazioni entro questo termine, è molto probabile che segua il diniego. Poiché l’accesso agli atti può richiedere fino a 30 giorni, conviene inviare comunque le osservazioni nei 10 giorni, con i documenti già disponibili.

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Checklist cause comuni diniego e motivi contestati

I motivi più frequenti di diniego includono:

Causa diniegoCosa significaCome controbattere
Residenza NON continuativaBuchi di residenza, cancellazioni anagrafiche, periodi senza permesso di soggiorno (vedi la guida al buco di residenza)Certificato storico di residenza, storico dei permessi, prove dell’effettiva dimora (contratti di lavoro e di affitto, iscrizioni scolastiche)
Reddito insufficienteSolo per la cittadinanza per residenza: redditi sotto soglia (€8.263,31 per il richiedente senza familiari a carico) o non dichiarati (vedi la guida al reddito minimo)Dichiarazioni dei redditi e CU del triennio, redditi dei familiari conviventi, prova di errori di calcolo dell’amministrazione
Precedenti penali / SicurezzaCondanne che precludono la cittadinanza (art. 6 L. 91/1992), altri precedenti valutati nella residenza, motivi di sicurezza della RepubblicaSentenza di proscioglimento o assoluzione, provvedimento di riabilitazione o di estinzione del reato, prova del tempo trascorso e del comportamento successivo
Mancanza livello B1 italianoCertificato mancante o non rilasciato da un ente riconosciutoCertificato B1 da ente certificatore (CILS, CELI, PLIDA, CERT.IT), titolo di studio idoneo, prova dell’esonero (permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, accordo di integrazione)
Documentazione incompleta/difformità datiCertificati mancanti, documenti non tradotti/apostillati, dati anagrafici divergentiCertificati mancanti tradotti e apostillati, rettifiche dei dati anagrafici, correzione dei vizi formali (vedi la guida ai documenti per la cittadinanza)
Integrazione ritenuta insufficienteSolo per la cittadinanza per residenza: l’amministrazione valuta discrezionalmente l’inserimento nella comunità, il rispetto degli obblighi fiscali e la condotta complessivaProva dell’inserimento lavorativo, fiscale e sociale; contestazione di motivazioni generiche o di fatti valutati in modo illogico

Consiglio: Per ogni causa contestata nel preavviso, identifica ESATTAMENTE quale documento è carente o quale fatto è contestato, e fornisci le prove più dirette e recenti possibile. Puoi farti assistere da uno dei nostri avvocati partner, esperti in materia.

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Tabella comparativa: Ricorso TAR vs Ricorso Straordinario

Contro il diniego della cittadinanza per residenza hai due strade alternative (non puoi usarle entrambe): ricorso al TAR oppure ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Il ricorso straordinario è ammesso solo per le controversie di competenza del giudice amministrativo: non si usa quindi per i dinieghi della cittadinanza per matrimonio che spettano al giudice ordinario. Ecco le differenze:

AspettoRICORSO AL TARRICORSO STRAORDINARIO (Presidente)
Tipo giudizioVero e proprio giudizio amministrativoRimedio alternativo, deciso su parere vincolante del Consiglio di Stato
Termine60 giorni dalla notifica o piena conoscenza del diniego120 giorni dalla notifica o piena conoscenza del diniego
Dove si presentaTAR Lazio, sede di Roma (dinieghi del Ministero dell’Interno)Notificato all’amministrazione che ha adottato l’atto e presentato al Ministero competente
ProceduraRicorso scritto + difese dell’amministrazione + udienza con discussioneProcedura scritta; l’amministrazione può chiedere il trasferimento della causa davanti al TAR
Misure cautelari SÌ – richiedibili al giudice SÌ – sospensione richiedibile, su parere del Consiglio di Stato
Chi decideGiudice TAR (collegio 3 giudici)Decreto del Presidente della Repubblica conforme al parere del Consiglio di Stato
Contributo unificato€650€650
Quando scegliereSe vuoi un giudizio con discussione e la possibilità di appelloSe il termine di 60 giorni è scaduto ma non quello di 120, o se si preferisce una procedura solo scritta
ImpugnabilitàAppello al Consiglio di StatoNessun appello; solo rimedi straordinari (per esempio revocazione)

Scelta strategica: La scelta tra TAR e ricorso straordinario dipende dai termini ancora disponibili, dai motivi di ricorso e dall’importanza di poter fare appello. Va valutata caso per caso con un avvocato.

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Ricorso al TAR o al Tribunale: procedure, termini, competenza

Il giudice competente dipende dal tipo di cittadinanza richiesta:

  • Cittadinanza per residenza (art. 9 L. 91/1992): la concessione è discrezionale e il richiedente ha un interesse legittimo. Il diniego del Ministero dell’Interno si impugna davanti al TAR Lazio, sede di Roma, entro 60 giorni dalla notifica o dalla piena conoscenza del provvedimento.
  • Cittadinanza per matrimonio (art. 5 L. 91/1992): secondo la giurisprudenza prevalente il coniuge ha un diritto soggettivo, e la controversia spetta al giudice ordinario (Tribunale). Va invece al giudice amministrativo il diniego fondato su comprovati motivi di sicurezza della Repubblica, l’unico in cui l’amministrazione ha discrezionalità. Per il matrimonio, inoltre, l’istanza respinta per una causa ostativa può essere ripresentata dopo 5 anni (art. 8 L. 91/1992).

Il ricorso al TAR deve contenere: esposizione dei fatti, motivi di illegittimità (violazione di legge, vizi di procedimento, carenza di motivazione, travisamento dei fatti), richiesta di annullamento del diniego, e allegati (diniego, provvedimenti amministrativi, documenti rilevanti). Va notificato al Ministero dell’Interno presso l’Avvocatura dello Stato e poi depositato al TAR. L’amministrazione si costituisce con le proprie difese, il giudice fissa l’udienza e decide con sentenza.

Aspetto cruciale: Il termine di 60 giorni per il TAR è di decadenza: se scade, il diniego diventa inoppugnabile davanti al TAR. Se l’ultimo giorno è festivo, il termine slitta al primo giorno non festivo successivo, e dal 1° al 31 agosto i termini processuali sono sospesi. Rivolgiti a un avvocato con largo anticipo, così da avere il tempo di chiedere gli atti e preparare il ricorso.

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Misure cautelari contro il diniego: quando servono

Nel ricorso al TAR si può chiedere una misura cautelare, cioè un provvedimento provvisorio in attesa della sentenza.

Nel caso della cittadinanza, però, la sospensione del diniego ha un’utilità limitata: il diniego non toglie uno status già posseduto, e sospenderlo non attribuisce la cittadinanza. Nella pratica, la tutela cautelare può al massimo portare il giudice a chiedere all’amministrazione di riesaminare la domanda.

Per ottenere una misura cautelare occorre dimostrare: (1) fumus boni iuris (il ricorso appare fondato) e (2) periculum in mora (un danno grave e irreparabile nell’attesa della sentenza).

Strategia: Valuta con l’avvocato se la richiesta cautelare è utile nel tuo caso concreto: non sempre lo è, e non sostituisce la decisione nel merito.

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Accesso agli atti del procedimento: come fare

Prima di depositare osservazioni (dopo il preavviso) o ricorso (dopo il diniego), è fondamentale accedere agli atti del procedimento per capire esattamente quali sono le criticità nel fascicolo.

L’accesso agli atti è regolato dalla Legge 241/1990 (artt. 22 e seguenti). La richiesta va rivolta all’amministrazione che detiene gli atti: la Prefettura che ha curato l’istruttoria oppure il Ministero dell’Interno.

Come fare: Presenta una richiesta scritta (via PEC) indicando: nome e cognome, numero della pratica di cittadinanza (K10 o K10/C), gli atti richiesti e il motivo della richiesta. Se entro 30 giorni l’amministrazione non risponde, la richiesta si intende respinta e si può ricorrere al TAR. Alcuni atti, come le informative sulla sicurezza, possono essere esclusi o limitati dall’accesso.

Cosa aspettarsi negli atti: domanda originale, istruttoria amministrativa (valutazioni su residenza, reddito, ecc.), pareri e relazioni degli organi consultati, preavviso di rigetto e diniego.

Tempi: L’accesso può richiedere fino a 30 giorni. Chiedilo appena ricevi il preavviso, ma non aspettare la risposta per inviare le osservazioni entro i 10 giorni. In questi casi, il supporto di un avvocato esperto in materia può fare la differenza.

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Tabella costi ricorso al TAR 2026

Voce costoDescrizioneImporto 2026Note
Contributo unificato (TAR)Tassa dovuta allo Stato per il ricorso al TAR€650Art. 13, c. 6-bis, lett. e), D.P.R. 115/2002
Contributo unificato (ricorso straordinario)Tassa dovuta per il ricorso al Presidente della Repubblica€650Stessa norma
Contributo unificato (silenzio e accesso agli atti)Ricorsi contro il silenzio dell’amministrazione o il diniego di accesso€300Riti speciali del processo amministrativo
Appello al Consiglio di StatoContributo per il giudizio di impugnazioneAumentato della metàRispetto al primo grado
Onorari avvocatoRedazione ricorso, gestione del giudizio, udienzaVariabiliDipendono dalla complessità: chiedi un preventivo scritto
Sentenza negativa: spese di liteSe perdi, il giudice può condannarti a rimborsare le spese all’amministrazioneStabilite dal giudiceIl giudice può anche compensarle
Patrocinio a spese dello StatoPer chi ha un reddito inferiore alla soglia di leggeCosti a carico dello StatoPrevisto dal D.P.R. 115/2002, anche per gli stranieri

Nota 2026: Prima di conferire l’incarico, chiedi all’avvocato una stima scritta dei costi: la legge professionale (art. 13 L. 247/2012) gli impone di comunicarla. Una consulenza iniziale serve anche a capire se il ricorso ha possibilità concrete.

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Vie successive dopo sentenza TAR: appello e Cassazione

Contro la sentenza del TAR, sia il ricorrente sia il Ministero dell’Interno possono proporre appello al Consiglio di Stato, entro 60 giorni dalla notifica della sentenza o, se non viene notificata, entro 6 mesi dalla sua pubblicazione.

L’appello davanti al Consiglio di Stato segue regole simili a quelle del TAR: ricorso scritto con i motivi di appello, difese dell’altra parte, udienza e sentenza.

Le sentenze del Consiglio di Stato possono essere impugnate in Cassazione solo per motivi inerenti alla giurisdizione (art. 111, c. 8, Cost.): non per riesaminare il merito o l’applicazione della legge sulla cittadinanza. Nelle cause davanti al giudice ordinario (cittadinanza per matrimonio), invece, dopo il Tribunale si segue il percorso della giustizia civile.

Nota importante: Se il giudice annulla il diniego, l’amministrazione deve riesaminare la domanda conformandosi alla sentenza. Se non lo fa, si può chiedere al giudice di ordinarne l’esecuzione con il giudizio di ottemperanza.

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Diniego formale vs pratica ferma (silenzio): rimedi diversi

Se hai ricevuto un provvedimento di diniego, i rimedi sono quelli descritti in questa pagina. Se invece la pratica è ferma oltre i termini di legge (24 mesi, prorogabili fino a 36) senza alcuna decisione, non si forma un silenzio-assenso: il silenzio dell’amministrazione è un inadempimento, contro cui si può inviare un sollecito formale e poi proporre ricorso contro il silenzio (per la cittadinanza per matrimonio, secondo la giurisprudenza prevalente, davanti al giudice ordinario). Tutti i passaggi sono spiegati nella guida al sollecito della pratica di cittadinanza.

Distinzione cruciale: Diniego e pratica ferma sono due situazioni con termini e rimedi diversi. Verifica sul portale lo stato della pratica prima di scegliere come agire.

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Link esterni di approfondimento

  • Legge 5 febbraio 1992, n. 91 – Cittadinanza italiana (Normattiva)
  • Art. 10-bis L. 241/1990 – Preavviso di rigetto (Normattiva)
  • D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo (Normattiva)
  • DPR 1199/1971 art. 8 – Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

 

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Faq principali

Per la cittadinanza per residenza hai due opzioni alternative: ricorso al TAR Lazio entro 60 giorni dalla notifica del diniego, oppure ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni. Scelta una via, l’altra è preclusa. Per la cittadinanza per matrimonio, secondo la giurisprudenza prevalente, la controversia spetta di regola al giudice ordinario, salvo il diniego per motivi di sicurezza della Repubblica, che va al giudice amministrativo.

Il TAR è un vero giudizio, con udienza di discussione e possibilità di appello al Consiglio di Stato. Il ricorso straordinario è una procedura scritta, decisa con decreto del Presidente della Repubblica conforme al parere del Consiglio di Stato, e non è appellabile; ha il vantaggio di un termine più lungo (120 giorni invece di 60). Il contributo unificato è di €650 in entrambi i casi. La scelta va fatta caso per caso con un avvocato.

Il giudice amministrativo controlla: violazione di legge e vizi del procedimento (per esempio un preavviso di rigetto mancante o osservazioni non considerate), carenza di motivazione (diniego generico senza spiegazione adeguata), travisamento dei fatti (es. reddito valutato in modo illogico), disparità di trattamento. Non si sostituisce all’amministrazione nella valutazione discrezionale, ma verifica che il potere sia stato esercitato correttamente.

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Avv. Fabrizio Mendola

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