Sollecito della domanda di cittadinanza: come fare e a chi rivolgersi

Punti chiave
In sintesi
- Motivi del blocco della cittadinanza — la pratica può rallentare per controlli tra enti, carenza di personale o documentazione incompleta durante l’iter tra Prefettura, Questura e Ministero dell’Interno.
- Tempi di definizione — il procedimento deve concludersi entro 24 mesi, prorogabili fino a 36, per le domande presentate dal 20 dicembre 2020; per quelle precedenti il termine era di 48 mesi.
- Come presentare il sollecito — il sollecito si invia via PEC alla Prefettura competente e al Ministero, citando l’art. 2 della Legge 241/1990 e indicando il numero di pratica (K10 o K10/C) e i dati anagrafici.
- Sollecito per residenza o matrimonio — sia chi richiede la cittadinanza per residenza che per matrimonio può inviare sollecito se la pratica è ferma oltre i termini; cambia invece il giudice a cui rivolgersi se il sollecito non basta.
- Assistenza legale consigliata — in caso di ritardi prolungati o silenzio amministrativo è utile rivolgersi a un avvocato per valutare una diffida o un ricorso contro il silenzio.
Aggiornamento 2026: I termini restano invariati: 24 mesi prorogabili a 36 per le domande presentate dal 20 dicembre 2020 (art. 9-ter L. 91/1992, come modificato dal D.L. 130/2020, conv. L. 173/2020); 48 mesi per quelle precedenti, oggi tutti già scaduti. Lo stato della pratica si verifica sul Portale ALI del Ministero dell’Interno con SPID o CIE. La riforma della cittadinanza del 2025 non ha modificato i termini del procedimento.
La cittadinanza italiana è un vero e proprio status che ricollega ai soggetti sia diritti che doveri, ed è la condizione del cittadino a cui l’ordinamento riconosce tutti i diritti civili e politici.
Se, per linee generali, è questa la definizione di cittadinanza, diventa fondamentale comprendere come si acquista tale status nel nostro tessuto ordinamentale: il quadro completo è nella guida alla cittadinanza italiana per stranieri.
Attualmente la cittadinanza si acquista in diversi modi, tuttavia, è possibile delineare una importante distinzione: tra acquisto automatico ed acquisto della cittadinanza su domanda.
- Indice articolo
- Richiesta per la cittadinanza bloccata: quali sono i motivi
- Tabella: Tempi di procedimento per la cittadinanza
- Come verificare lo stato della pratica sul Portale ALI
- Come sollecitare la richiesta per la cittadinanza italiana?
- Sollecito cittadinanza per residenza
- Sollecito cittadinanza per matrimonio
- Vuoi velocizzare la pratica di cittadinanza?
- Come si invia un sollecito alla Prefettura?
- Template: Esempio di sollecito pratico
- Cosa fare se il sollecito non funziona?
- Quanto tempo dopo la domanda si può fare sollecito?
- Si può fare ricorso invece del sollecito?
- Link esterni di approfondimento
- Vuoi una consulenza legale?
Richiesta per la cittadinanza bloccata: quali sono i motivi
La cittadinanza italiana può essere acquistata non solo automaticamente ma anche su richiesta del soggetto interessato, e più precisamente in caso di matrimonio o di residenza sul territorio della Repubblica.
La suddetta richiesta percorre un lungo e tortuoso iter, caratterizzato da diversi controlli posti in essere dagli uffici della Prefettura di residenza dove viene accolta la domanda, dalla Questura competente, dal Ministero dell’Interno a Roma e, per la cittadinanza per residenza, dal Consiglio di Stato; infine la Prefettura notifica al richiedente il decreto di cittadinanza.
È probabile che durante tutto questo complesso procedimento, uno degli enti possa rilevare qualche difformità o la mancanza dei requisiti indicati dalla legge.
Ovviamente non sono solo questi i motivi che possono far bloccare o rallentare il rilascio della cittadinanza, le motivazioni possono essere varie come ad esempio la carenza di personale negli uffici che non riesce a smaltire tutte le richieste, oppure perché un ufficio attende il parere di un altro organo prima di poter procedere ecc.
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Tabella: Tempi di procedimento per la cittadinanza
Capire quale scadenza ti si applica è fondamentale per sapere quando inviare il sollecito. Ecco un quadro chiaro:
| Data presentazione domanda | Termine ordinario | Proroga possibile | Scadenza massima |
|---|---|---|---|
| Dal 20 dicembre 2020 in poi | 24 mesi | +12 mesi (36 totali) | 36 mesi da domanda |
| Prima del 20 dicembre 2020 | 48 mesi | — | 48 mesi da domanda (termine ormai scaduto per tutte queste domande) |
Nota importante: Il 20 dicembre 2020 è la data di entrata in vigore della L. 173/2020, che ha convertito il D.L. 130/2020. Se la tua domanda è stata presentata prima di quella data, vale il termine di 48 mesi (già scaduto); se è stata presentata dal 20 dicembre 2020 in poi, vale il termine di 24 mesi, prorogabile a 36.
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Come verificare lo stato della pratica sul Portale ALI
Prima di inviare un sollecito, è fondamentale sapere a che punto è veramente la tua pratica. Lo stato si consulta online sul Portale ALI del Ministero dell’Interno.
Come accedere:
- Vai a: https://portaleservizi.dlci.interno.it/
- Accedi con SPID o CIE
- Associa la pratica inserendo il numero pratica: K10 (residenza) o K10/C (matrimonio)
Cosa vedrai:
- Fase della pratica: da 1 a 7, con la dicitura ufficiale (il significato di ogni fase è spiegato nella guida alle 7 fasi della cittadinanza italiana)
- Comunicazioni: avvio del procedimento, richieste di integrazione, eventuali preavvisi
- Data della domanda: ti serve per calcolare la scadenza dei termini
Consiglio pratico: Controlla il portale con regolarità. Se la fase non cambia da molto tempo e i termini di legge sono vicini alla scadenza o già scaduti, è il momento di inviare un sollecito.
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Come sollecitare la richiesta per la cittadinanza italiana?
Se i termini sono scaduti o la pratica è ferma, si può:
- inviare un’istanza di sollecito, eventualmente insieme a una richiesta di accesso agli atti, alla Prefettura competente e al Ministero dell’Interno (Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione), richiamando l’art. 2 L. 241/1990 e chiedendo la conclusione del procedimento;
- in caso di ulteriore inerzia, per la cittadinanza per residenza proporre ricorso avverso il silenzio innanzi al TAR ai sensi dell’art. 31 c.p.a., per ottenere l’ordine di concludere il procedimento; per la cittadinanza per matrimonio, secondo la giurisprudenza prevalente, la tutela spetta invece al giudice ordinario.
Il sollecito va inviato preferibilmente via PEC, che garantisce la prova dell’invio, e deve indicare numero pratica (K10 o K10/C), dati anagrafici, data della domanda originaria e scadenza dei termini.
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Sollecito cittadinanza per residenza
La cittadinanza italiana può essere concessa anche per residenza, con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero dell’Interno, previa domanda, allo straniero che possiede almeno uno dei seguenti requisiti (art. 9 L. 91/1992):
- Maggiorenne, adottato da cittadino italiano, residente in Italia legalmente da almeno 5 anni dall’adozione;
- Nato in Italia e residente legalmente per 3 anni;
- Figlio o nipote in linea retta di cittadino italiano per nascita, residente legalmente in Italia da almeno 2 anni (termine ridotto dalla riforma del 2025);
- Cittadino di uno Stato UE residente legalmente in Italia da 4 anni;
- Apolide o rifugiato residente in Italia da almeno 5 anni;
- Residente in Italia per almeno 10 anni.
Se un soggetto possiede uno di questi requisiti può richiedere alle autorità competenti il rilascio della cittadinanza, tuttavia, i tempi di definizione della domanda sono spesso lunghi e a volte superano i limiti temporali previsti dalla legge.
È quindi importante presentare, ove necessario, il sollecito della cittadinanza per residenza: un sollecito ben motivato mette l’amministrazione di fronte al proprio ritardo e prepara l’eventuale ricorso contro il silenzio.

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Sollecito cittadinanza per matrimonio
La cittadinanza italiana può essere concessa per matrimonio. Il cittadino straniero od apolide coniugato con cittadino/a italiano può richiedere di acquistare la cittadinanza italiana:
- CASO 1: se risiede in Italia, dopo 2 anni di residenza legale in Italia successivi al matrimonio (1 anno in presenza di figli nati o adottati dai coniugi);
- CASO 2: se risiede all’estero, dopo 3 anni dalla data del matrimonio (18 mesi in presenza di figli nati o adottati dai coniugi).
In entrambi i casi, al momento del decreto non devono essere intervenuti scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, né deve sussistere la separazione personale dei coniugi. Requisiti e procedura sono spiegati nella guida alla cittadinanza italiana per matrimonio.
Anche in questo caso, qualora la domanda dovesse bloccarsi oltre i termini, è possibile inviare un apposito sollecito tramite PEC, seguendo le stesse procedure previste per la residenza. Se il sollecito non basta, però, la strada giudiziaria è diversa: secondo la giurisprudenza prevalente, poiché la cittadinanza per matrimonio è un diritto soggettivo, l’azione va proposta davanti al giudice ordinario e non al TAR.
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Vuoi velocizzare la pratica di cittadinanza?
Se hai presentato la domanda volta ad ottenere il rilascio della cittadinanza ma sono passati mesi o addirittura anni e non hai ricevuto nessuna risposta, allora è consigliabile attivarsi e presentare un’apposita istanza.
Per farlo al meglio però, è consigliabile affidarsi alle mani esperte di professionisti del settore in modo da evitare errori che possano esporre la pratica a un diniego.
⬇️Potrebbe interessarti questa guida su come presentare ricorso in caso di diniego⬇️
RISORSA DI APPROFONDIMENTO
Diniego richiesta cittadinanza: come fare ricorso
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Come si invia un sollecito alla Prefettura?
Inviare un sollecito alla Prefettura è più semplice di quanto sembri, ma va fatto con un minimo di precisione — niente messaggi improvvisati, qui serve un approccio un po’ più “vecchia scuola”, fatto bene.
Il sollecito può essere inviato in due modi principali:
- tramite PEC (Posta Elettronica Certificata), che è la soluzione più veloce e tracciabile
- tramite raccomandata A/R, per chi preferisce la modalità tradizionale
Nel contenuto del sollecito devi inserire alcune informazioni fondamentali:
- i tuoi dati anagrafici completi (nome, cognome, data di nascita, luogo di nascita)
- il numero della pratica (K10 o K10/C) — è il codice più importante
- la data di presentazione della domanda originaria
- una richiesta chiara di conclusione del procedimento
- il riferimento all’art. 2 della Legge 241/1990, che obbliga la Pubblica Amministrazione a concludere il procedimento con un provvedimento espresso entro i termini
- se possibile, l’avvertenza che, in caso di ulteriore inerzia, ci si riserva di agire in giudizio
È importante anche allegare:
- copia di un documento di identità valido
- eventuale ricevuta della domanda di cittadinanza originaria
- qualsiasi documento utile a dimostrare lo stato della pratica (es. ricevute PEC precedenti)
Consiglio pratico: Mantieni un tono formale ma diretto. Non serve scrivere un poema, ma nemmeno due righe vaghe. Devi far capire che conosci i tuoi diritti e stai semplicemente chiedendo che vengano rispettati. Se hai bisogno di assistenza per scrivere il sollecito e recuperare la documentazione, puoi rivolgerti ai nostri avvocati partner.
Dove inviare:
- Prefettura della provincia dove hai presentato la domanda, all’indirizzo PEC dell’ufficio cittadinanza indicato sul suo sito
- Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, all’indirizzo PEC indicato sul sito del Ministero
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Template: Esempio di sollecito pratico
Ecco un template che puoi adattare al tuo caso. Copia e personalizza con i tuoi dati:
Oggetto: Sollecito conclusione procedimento di cittadinanza italiana – Pratica [K10 o K10/C] [NUMERO PRATICA]
Alla Prefettura di [CITTÀ]
Al Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’ImmigrazioneIl sottoscritto, [NOME COMPLETO], nato/a a [LUOGO DI NASCITA] il [DATA DI NASCITA], codice fiscale [CODICE FISCALE],
ESPONE E CHIEDE
Che venga concluso il procedimento relativo alla domanda di cittadinanza italiana da me presentata, il quale risulta ancora pendente senza conclusione.
Dati della domanda:
– Numero pratica: [K10 o K10/C] [NUMERO]
– Data presentazione: [DATA]
– Tipo di domanda: Cittadinanza per [residenza / matrimonio]
– Ultimo aggiornamento conosciuto: [DATA E FASE]Il procedimento, secondo quanto disposto dall’art. 9-ter della Legge 91/1992, doveva concludersi entro [24 / 36 / 48] mesi dalla presentazione, termine ormai [scaduto da X giorni / in scadenza tra X giorni]. Chiedo pertanto che l’istruttoria venga conclusa e che mi siano fornite tempestive comunicazioni.
Allego alla presente:
– Fotocopia documento d’identità
– Ricevuta domanda originaria
– Ogni comunicazione ricevuta finoraIn base all’art. 2 della Legge 241/1990, l’Amministrazione è obbligata a concludere il procedimento entro i termini previsti. In caso di ulteriore inerzia, mi riservo di adire le competenti sedi giudiziarie.
Distinti saluti,
[FIRMA]
[DATA]
Nota: Questo è un template di base. Se la situazione è complessa, consulta un avvocato per personalizzarlo ulteriormente.
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Cosa fare se il sollecito non funziona?
Se hai inviato uno o più solleciti e la situazione è ancora ferma, niente panico — ma è il momento di cambiare strategia. Quando la Pubblica Amministrazione non risponde, non sei senza strumenti: hai altre mosse da giocare.
Può essere utile presentare una richiesta di accesso agli atti (artt. 22 e seguenti L. 241/1990). In pratica chiedi ufficialmente di vedere cosa sta succedendo dentro la tua pratica: se manca un documento, se è bloccata per controlli, o se è semplicemente ferma. Questo passaggio ti dà un quadro chiaro della situazione, ma non è obbligatorio prima del ricorso.
Se anche dopo questo non succede nulla, puoi fare un passo in più e avviare un ricorso per il silenzio della Pubblica Amministrazione. Per la cittadinanza per residenza si tratta di un’azione davanti al TAR (art. 31 c.p.a.), da proporre entro un anno dalla scadenza del termine del procedimento, con cui chiedi al giudice di ordinare all’amministrazione di concludere il procedimento entro un termine preciso; il contributo unificato è di €300. Per la cittadinanza per matrimonio, come visto, la tutela spetta di regola al giudice ordinario.
In alternativa — o in parallelo — può essere utile rivolgersi a un avvocato esperto in immigrazione. Non è solo una questione “formale”: spesso una diffida scritta da un legale ha un peso diverso e può sbloccare situazioni ferme da mesi o anni.
Un punto importante: non aspettare troppo. Se i termini di legge sono già scaduti, hai tutto il diritto di agire. Restare in silenzio, invece, gioca contro di te.
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Quanto tempo dopo la domanda si può fare sollecito?
Non esiste un “giorno preciso” uguale per tutti, ma la regola pratica è semplice: il sollecito ha senso quando la pratica supera i termini di legge oppure si avvicina alla scadenza senza aggiornamenti.
Per le domande di cittadinanza presentate dal 20 dicembre 2020, la legge prevede che il procedimento si concluda entro 24 mesi, prorogabili fino a 36 mesi. Per le domande presentate prima, il limite era di 48 mesi, oggi già scaduto.
Quindi:
- se sei ancora dentro questi termini, puoi comunque inviare una richiesta di informazioni dopo un lungo periodo senza aggiornamenti, giusto per capire a che punto è la pratica;
- se invece hai superato i termini di legge, il sollecito diventa non solo opportuno, ma quasi necessario — è il modo per far presente che l’amministrazione è in ritardo.
Dopo il sollecito: Non esiste un termine di legge entro cui l’amministrazione deve rispondere al sollecito. Se dopo un periodo ragionevole non ricevi risposta, è il momento di considerare azioni più incisive (diffida, accesso agli atti, ricorso contro il silenzio).
Molti fanno l’errore di aspettare anni senza muoversi, pensando “tanto è normale”. In realtà, un sollecito fatto al momento giusto può evitare che la pratica resti ferma più del dovuto.
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Si può fare ricorso invece del sollecito?
Sì, è possibile fare ricorso invece del sollecito, ma non è sempre la scelta più conveniente da fare subito. Dipende molto dalla situazione concreta e, soprattutto, da quanto tempo è passato senza ricevere risposta.
Il sollecito è uno strumento più “soft”: serve a ricordare alla Prefettura o al Ministero che la tua pratica è ferma e che stai aspettando una risposta. Il ricorso, invece, è un passo più deciso, perché si entra direttamente in un contesto legale.
Il ricorso diventa una strada concreta quando sono ormai scaduti i termini previsti dalla legge e l’amministrazione resta in silenzio. In questi casi, per la cittadinanza per residenza, si può presentare un ricorso al TAR per il cosiddetto silenzio-inadempimento, chiedendo al giudice di obbligare l’amministrazione a concludere il procedimento entro un termine preciso. Attenzione: il silenzio non equivale mai a un accoglimento della domanda.
Nella pratica, però, spesso conviene partire dal sollecito. È più veloce, meno costoso e in molti casi basta davvero per smuovere la situazione. Il ricorso, invece, richiede tempi più lunghi, costi legali e una gestione più strutturata, ma ha un vantaggio importante: mette l’amministrazione davanti a un obbligo concreto di risposta.
Strategia consigliata: Sollecito → se non ci sono risposte, diffida ed eventuale accesso agli atti → se ancora niente, ricorso contro il silenzio (entro un anno dalla scadenza del termine). Nella maggior parte dei casi, farsi assistere da un avvocato è la soluzione migliore per seguire le procedure nel modo corretto, senza perdere troppo tempo a capire come gestire la situazione.
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Link esterni di approfondimento
- Art. 9-ter L. 91/1992 – Termini del procedimento di cittadinanza (Normattiva)
- Art. 2 L. 241/1990 – Conclusione del procedimento (Normattiva)
- Portale ALI – Verifica dello stato della pratica (SPID/CIE)
- Prefettura di Roma – Nuovi termini di durata del procedimento (L. 173/2020)
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