Cittadinanza italiana Iure Sanguinis 2026: chi può ancora ottenerla dopo la riforma, documenti e procedura

Punti chiave
In sintesi
- Cos’è — il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza da un avo italiano, senza necessità di risiedere in Italia.
- Riforma 2025 — dal 28 marzo 2025 chi è nato all’estero e ha un’altra cittadinanza è cittadino solo se un genitore o un nonno ha (o aveva alla morte) esclusivamente la cittadinanza italiana, se un genitore ha risieduto in Italia per 2 anni prima della sua nascita, o se la domanda era stata presentata entro il 27 marzo 2025 (art. 3-bis L. 91/1992).
- Requisiti chiave — rientrare nelle condizioni dell’art. 3-bis, discendenza documentata, continuità della trasmissione della cittadinanza, assenza di rinuncia o perdita lungo la linea genealogica.
- Documenti e costi — atti di nascita e matrimonio di tutta la linea familiare, attestazioni di mancata naturalizzazione e di non rinuncia, traduzioni e apostille; contributo di €600 per ogni richiedente maggiorenne (Consolato o Comune) o contributo unificato di €600 per ricorrente (Tribunale).
- Dove si presenta — al Consolato italiano competente nel paese di residenza, al Comune in caso di effettiva residenza in Italia, oppure in Tribunale per i casi che richiedono una sentenza.
Aggiornamento 2026: Il D.L. 28 marzo 2025, n. 36, convertito dalla L. 23 maggio 2025, n. 74, ha introdotto l’art. 3-bis L. 91/1992, che limita la cittadinanza per discendenza dei nati all’estero. La Corte costituzionale ha ritenuto non fondate le questioni sull’art. 3-bis (sentenza n. 63/2026) e ha poi rinviato alla Corte di giustizia UE la sua compatibilità con il diritto dell’Unione (ordinanza n. 147/2026). La Cassazione a Sezioni Unite (sentenza n. 24045 del 26 luglio 2026) ha chiarito che il figlio bipolide dalla nascita non perdeva la cittadinanza italiana per la naturalizzazione del genitore durante la sua minore età. Dal 1° gennaio 2025 la L. 207/2024 ha introdotto un contributo di €600 per le domande amministrative e un contributo unificato di €600 per ogni ricorrente in Tribunale.
- Indice articolo
- Cos’è la cittadinanza italiana iure sanguinis
- Cosa è cambiato con la riforma 2025
- Chi può richiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis
- Requisiti per la cittadinanza italiana iure sanguinis
- Documenti necessari per la cittadinanza iure sanguinis
- Come funziona la procedura per ottenere la cittadinanza
- Tempi per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis
- Errori comuni nella domanda di cittadinanza iure sanguinis
- Differenza tra cittadinanza iure sanguinis e altre forme di cittadinanza
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Cos’è la cittadinanza italiana iure sanguinis
La cittadinanza italiana iure sanguinis rappresenta una delle procedure più richieste dai cittadini stranieri con origini italiane che desiderano ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana attraverso la discendenza familiare.
Moltissime persone nel mondo, soprattutto in Paesi come Argentina, Brasile, Venezuela, Uruguay e Stati Uniti, discendono infatti da cittadini italiani emigrati all’estero molti anni fa. Dopo la riforma del 2025, però, solo una parte di loro ha ancora diritto al riconoscimento, e anche per chi ne ha diritto la procedura è tutt’altro che automatica.
Oggi i Consolati italiani e i Comuni effettuano controlli estremamente rigorosi sulla documentazione genealogica, sulla continuità della cittadinanza e sulla correttezza di tutti gli atti anagrafici della linea familiare. Anche piccoli errori nei nomi, nelle date o nei certificati possono bloccare la procedura per mesi oppure portare addirittura al rigetto della domanda.
Molti cittadini stranieri si affidano a intermediari che si limitano alla raccolta superficiale dei documenti senza effettuare una reale verifica preventiva della linea genealogica. Questo è uno degli errori più gravi che si possano commettere.
È fondamentale essere in grado di:
- Verificare se si rientra in una delle condizioni previste dopo la riforma del 2025;
- Ricostruire correttamente e integralmente la linea genealogica italiana;
- Raccogliere la documentazione necessaria
- Gestire in maniera corretta le pratiche amministrative e giudiziarie finalizzate al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.
Una corretta impostazione della procedura fin dall’inizio può evitare anni di ritardi, richieste integrative e problematiche molto complesse con Consolati, Comuni italiani e Ministero dell’Interno.
Ma cos’è precisamente la cittadinanza italiana Iure Sanguinis
La cittadinanza italiana iure sanguinis è il riconoscimento della cittadinanza italiana basato sul principio della discendenza familiare: è cittadino per nascita il figlio di padre o madre cittadini (art. 1 L. 91/1992). In altre parole, lo straniero può essere riconosciuto cittadino italiano non perché nato in Italia oppure residente sul territorio italiano, ma perché discendente di un cittadino italiano.
Il principio fondamentale del sistema italiano resta quello della trasmissione della cittadinanza “per sangue”, cioè attraverso la linea genealogica familiare. Fino al 27 marzo 2025 la trasmissione non aveva limiti di generazione; oggi, per chi è nato all’estero e possiede un’altra cittadinanza, vale solo nei casi previsti dall’art. 3-bis (vedi la sezione successiva). Il riconoscimento non è comunque automatico e richiede la dimostrazione rigorosa della continuità della linea familiare italiana.
Negli ultimi anni i controlli da parte dei Consolati italiani e dei Comuni sono diventati sempre più severi, soprattutto nei confronti delle pratiche provenienti da Paesi con un elevato numero di richieste. I nostri legali partner possono aiutarti a comprendere fin dall’inizio se esistano realmente i presupposti per avviare la procedura, evitando di affrontare anni di raccolta documentale inutilmente oppure pratiche destinate al rigetto per problemi genealogici o amministrativi.
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Cosa è cambiato con la riforma 2025
Il D.L. 28 marzo 2025, n. 36, convertito dalla L. 23 maggio 2025, n. 74, ha introdotto l’art. 3-bis L. 91/1992. Chi è nato all’estero, anche prima della riforma, ed è in possesso di un’altra cittadinanza si considera non aver mai acquistato la cittadinanza italiana, salvo che ricorra una di queste condizioni:
- Domanda amministrativa presentata al Consolato o al Comune, con la documentazione necessaria, entro le 23:59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025, oppure appuntamento comunicato all’interessato entro la stessa data: si applicano le regole precedenti;
- Domanda giudiziale depositata entro le 23:59 del 27 marzo 2025: si applicano le regole precedenti;
- Un genitore o un nonno possiede, o possedeva al momento della morte, esclusivamente la cittadinanza italiana;
- Un genitore o adottante cittadino ha risieduto in Italia per almeno 2 anni continuativi dopo aver acquistato la cittadinanza e prima della nascita o dell’adozione del figlio.
Per i figli minori di cittadini per nascita che non rientrano in queste condizioni, la riforma ha previsto una dichiarazione dei genitori (art. 4, c. 1-bis): entro 3 anni dalla nascita, gratuita dal 2026, con un termine transitorio al 31 maggio 2029 per chi era minorenne al 24 maggio 2025 ed è figlio di un genitore riconosciuto su domanda o appuntamento entro il 27 marzo 2025. I dettagli sono nella guida alla cittadinanza per beneficio di legge.
Il giudizio sulla riforma: Con la sentenza n. 63/2026 la Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni sollevate dal Tribunale di Torino, qualificando l’art. 3-bis come preclusione all’acquisto e non come revoca della cittadinanza. Con l’ordinanza n. 147/2026, sulle questioni dei Tribunali di Mantova e Campobasso, ha chiesto alla Corte di giustizia UE se la norma sia compatibile con gli artt. 9 TUE e 20 TFUE, sospendendo quei giudizi. Fino a una diversa pronuncia, l’art. 3-bis resta in vigore e viene applicato da Consolati e Comuni.
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Chi può richiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis
Può richiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis il cittadino straniero che riesca a dimostrare di discendere da un avo italiano senza che vi siano state interruzioni nella trasmissione della cittadinanza lungo la linea genealogica e che, se nato all’estero e titolare di un’altra cittadinanza, rientri in una delle condizioni dell’art. 3-bis.
Moltissime persone credono erroneamente che basti avere “un nonno italiano” per ottenere automaticamente il riconoscimento, ma la procedura richiede verifiche molto più approfondite. Dopo la riforma, in pratica, occorre di regola che il genitore o il nonno italiano non avesse altre cittadinanze, oppure che il genitore abbia vissuto in Italia per 2 anni prima della nascita del figlio. È poi necessario ricostruire tutta la linea familiare, verificando se l’antenato italiano abbia eventualmente perso la cittadinanza prima della nascita del figlio successivo oppure se vi siano stati eventi che abbiano interrotto la continuità della trasmissione.
In alcuni casi possono sorgere problematiche molto complesse legate alle naturalizzazioni estere, ai cambiamenti di cognome oppure agli errori anagrafici presenti nei certificati stranieri. Sulla naturalizzazione dell’avo avvenuta durante la minore età del figlio, la Cassazione a Sezioni Unite (sentenza n. 24045/2026) ha chiarito che il figlio nato all’estero con doppia cittadinanza dalla nascita (italiana per discendenza e straniera per ius soli) non perdeva la cittadinanza italiana: la perdita riguardava solo il minore che aveva esclusivamente la cittadinanza italiana.
Chi non rientra nell’art. 3-bis ha comunque altre strade: se cittadino di Argentina, Brasile, Stati Uniti, Australia, Canada, Venezuela o Uruguay può entrare in Italia per lavoro subordinato al di fuori delle quote dei decreti flussi (art. 27, c. 1-octies, D.Lgs. 286/1998) e, dopo 2 anni di residenza legale, chiedere la cittadinanza per residenza se un genitore o un nonno è o è stato cittadino per nascita. Vedi la guida alla cittadinanza italiana per stranieri.
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Requisiti per la cittadinanza italiana iure sanguinis
I requisiti imprescindibili sono:
1- Discendenza da cittadino italiano
Il primo requisito fondamentale è naturalmente la discendenza da un cittadino italiano. È necessario dimostrare documentalmente il collegamento genealogico tra il richiedente e l’antenato italiano emigrato all’estero. Questo richiede una ricostruzione estremamente precisa dell’intera linea familiare.
2- Continuità della linea di cittadinanza
Non basta dimostrare la discendenza genealogica. È necessario verificare che la cittadinanza italiana sia stata trasmessa correttamente da una generazione all’altra senza interruzioni. In molti casi il problema principale riguarda le naturalizzazioni straniere dell’avo italiano oppure i cambiamenti normativi intervenuti nel tempo. Per le discendenze in linea materna con nascita prima del 1° gennaio 1948 il riconoscimento passa di regola per il Tribunale, perché la legge del 1912 non consentiva alla madre di trasmettere la cittadinanza.
3- Assenza di rinuncia alla cittadinanza
Un altro elemento molto importante riguarda la verifica dell’eventuale rinuncia alla cittadinanza italiana da parte dell’antenato oppure dei discendenti della linea genealogica. Anche questo aspetto richiede controlli documentali molto approfonditi presso archivi italiani ed esteri.
4- Condizioni dell’art. 3-bis (nati all’estero con altra cittadinanza)
Dal 28 marzo 2025, chi è nato all’estero e possiede un’altra cittadinanza deve dimostrare anche di rientrare in una delle condizioni viste sopra: genitore o nonno con esclusiva cittadinanza italiana, genitore residente in Italia per 2 anni prima della nascita, oppure domanda o appuntamento entro il 27 marzo 2025.
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Documenti necessari per la cittadinanza iure sanguinis
La raccolta della documentazione rappresenta una delle fasi più complesse dell’intera procedura. Generalmente sono necessari l’estratto dell’atto di nascita dell’antenato italiano (con le eventuali annotazioni su perdita e riacquisto della cittadinanza), gli atti di nascita di tutti i discendenti della linea genealogica, gli atti di matrimonio, i documenti relativi allo stato civile, la certificazione delle autorità straniere sulla mancata naturalizzazione dell’avo (o sulla sua data) e l’attestazione consolare che né il richiedente né i suoi ascendenti hanno rinunciato alla cittadinanza italiana. Dopo la riforma servono anche i documenti che provano la condizione dell’art. 3-bis, per esempio l’esclusiva cittadinanza italiana del genitore o del nonno oppure la residenza biennale in Italia del genitore.
Tutti i documenti stranieri devono inoltre essere tradotti ufficialmente e legalizzati tramite apostille oppure altre procedure previste dalle convenzioni internazionali applicabili. Molti cittadini stranieri sottovalutano la complessità di questa fase e si accorgono troppo tardi dell’esistenza di errori nei nomi, nelle date oppure nei cognomi presenti nei certificati. Anche piccole incongruenze possono determinare richieste integrative, sospensioni della pratica oppure rigetti da parte del Consolato o del Comune italiano.
Esperienza diretta
L’esperienza dell’Avv. Fabrizio Mendola sul campo
Lo Studio ha recentemente assistito un cittadino argentino giunto in Italia
per ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana
iure sanguinis. La pratica presentava diverse complessità sia sotto
il profilo documentale sia sotto quello amministrativo.
La ricostruzione genealogica ha richiesto il reperimento di atti di stato
civile provenienti da più Paesi e da differenti epoche storiche, inclusi
documenti particolarmente datati e di difficile lettura.
Tra questi figuravano registri di nascita e di matrimonio risalenti a molti
decenni fa, redatti in lingue diverse e contenenti annotazioni manoscritte
che hanno richiesto un’attenta attività di interpretazione e verifica.
Parallelamente, il richiedente aveva trasferito la propria residenza in
Italia per avviare il procedimento di riconoscimento della cittadinanza
presso un Comune lombardo.
Nonostante la documentazione fosse stata regolarmente depositata,
si sono verificati ritardi nell’iscrizione anagrafica e nella
protocollazione della domanda di cittadinanza, circostanze che
rischiavano di compromettere la regolarità del soggiorno e
l’avanzamento della procedura amministrativa.
Lo Studio è intervenuto assistendo il cliente nei rapporti con il Comune,
la Prefettura e la Questura competente, predisponendo istanze, richieste
formali e diffide finalizzate ad ottenere il rispetto dei termini previsti
dalla legge e la corretta prosecuzione dell’iter amministrativo.
Grazie all’attività svolta è stato possibile superare le criticità emerse
durante il procedimento e consentire la regolare prosecuzione dell’iter
di riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza.
del cliente, nel rispetto della riservatezza professionale.
Questo caso dimostra come, nelle pratiche di cittadinanza iure sanguinis, il possesso del diritto non sia sempre sufficiente: spesso il vero ostacolo consiste nella gestione della documentazione storica, nella corretta ricostruzione genealogica e nell’interlocuzione con le amministrazioni coinvolte. Una preparazione accurata della pratica consente di ridurre sensibilmente il rischio di ritardi, richieste integrative e contenziosi.
Costi: dal 1° gennaio 2025 la domanda al Consolato comporta una tassa di €600 per ogni richiedente maggiorenne, non rimborsabile e indipendente dall’esito; i Comuni possono chiedere un contributo fino a €600 per ogni richiedente maggiorenne; in Tribunale il contributo unificato è di €600 per ogni ricorrente, anche se il ricorso è presentato insieme da più familiari (L. 207/2024).
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Come funziona la procedura per ottenere la cittadinanza italiana iure sanguinis
Il funzionamento della procedura passa attraverso diverse fasi:
1- Verifica preliminare e ricostruzione dell’albero genealogico
La procedura inizia con la verifica delle condizioni dell’art. 3-bis e con la ricostruzione completa dell’albero genealogico familiare. Questo passaggio è fondamentale perché consente di capire subito se il diritto esiste e di verificare la continuità della cittadinanza italiana lungo tutta la linea di discendenza.
2- Raccolta dei documenti
Successivamente viene avviata la raccolta della documentazione necessaria presso Comuni italiani, Consolati, archivi stranieri e autorità amministrative. Questa fase può richiedere molti mesi, soprattutto nei casi più complessi oppure quando i documenti provengono da più Paesi diversi.
3- Presentazione della domanda
La domanda può essere presentata presso il Consolato italiano competente nel Paese di residenza del richiedente oppure, se il richiedente risiede effettivamente in Italia, al Comune di residenza. Nei casi che l’amministrazione non può riconoscere, per esempio le discendenze in linea materna anteriori al 1948, si procede con un ricorso al Tribunale. Anche questa scelta deve essere valutata attentamente perché tempi e strategie possono cambiare molto in base alla situazione concreta del richiedente.
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Tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis
I tempi della procedura possono variare enormemente in base al Consolato competente, alla complessità della linea genealogica e alla correttezza della documentazione presentata. In alcuni Consolati i tempi di attesa per ottenere un appuntamento sono stati di diversi anni.
In passato molti cittadini stranieri valutavano come alternativa il trasferimento della residenza in Italia. Oggi questa strada è utile solo a chi rientra nelle condizioni dell’art. 3-bis e presuppone una residenza effettiva: i Comuni devono verificare la reale presenza del richiedente all’indirizzo dichiarato, e dopo i primi 3 mesi il soggiorno richiede un permesso di soggiorno. Per chi non rientra nell’art. 3-bis il trasferimento in Italia non porta al riconoscimento per discendenza, ma può essere il primo passo verso la cittadinanza per residenza.
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Errori comuni nella domanda di cittadinanza iure sanguinis
L’errore più grave, oggi, è avviare la raccolta dei documenti senza aver verificato le condizioni dell’art. 3-bis: si rischia di spendere tempo e denaro, inclusi i €600 di contributo non rimborsabile, per una domanda che non può essere accolta.
Uno degli errori più frequenti riguarda la sottovalutazione delle incongruenze presenti nei documenti anagrafici. Differenze nei cognomi, errori nelle date di nascita oppure variazioni nei nomi possono sembrare dettagli irrilevanti ma spesso rappresentano la principale causa di blocco delle pratiche.
Un altro errore molto comune consiste nell’avviare la procedura senza aver verificato preventivamente l’eventuale naturalizzazione straniera dell’antenato italiano. Anche la scelta sbagliata della procedura o del luogo di presentazione della domanda può comportare ritardi enormi.
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Differenza tra cittadinanza iure sanguinis e altre forme di cittadinanza
La cittadinanza italiana iure sanguinis si differenzia profondamente dalle altre forme di acquisto della cittadinanza italiana. A differenza della cittadinanza per matrimonio oppure per residenza, infatti, non richiede un periodo minimo di permanenza in Italia né particolari requisiti reddituali o linguistici. Il diritto deriva direttamente dalla discendenza familiare da un cittadino italiano e il riconoscimento accerta uno status che esiste dalla nascita.
Tuttavia, proprio perché basata sulla ricostruzione genealogica, questa procedura richiede controlli documentali molto più approfonditi e una gestione accurata di tutti gli atti anagrafici della linea familiare. Per un confronto con tutte le altre modalità vedi la guida alla cittadinanza italiana per stranieri e l’approfondimento sulla differenza tra ius soli e ius sanguinis.
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Domande frequenti sulla cittadinanza italiana iure sanguinis


